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DIARIO DI UN CTU

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Vita quotidiana, aneddoti e riflessioni di un consulente del giudice

Il libro presenta episodi, aneddoti, vicende tratte dall’esperienza reale, dal vissuto quotidiano di un consulente tecnico del giudice (civile).

Dalla trafila per diventare CTU ai primi incarichi, dai rapporti con gli altri soggetti del processo alle vicende umane delle parti.

Il libro è costruito per singoli episodi, in parte tratti dal vissuto dell’autrice, in parte da aneddoti raccolti dalla stessa dalla bocca di altri colleghi, in occasione di seminari o convegni.

Episodi partendo dai quali viene descritto un palcoscenico, che potrebbe essere di un qualsiasi tribunale italiano, dietro le cui quinte si muovono i suoi attori: giudici ora attenti e scrupolosi, ora troppo formali o sganciati dalla realtà; avvocati ora pronti a tutto, ora realmente interessati al bene del cliente; consulenti di poco ausilio o al contrario tecnici preparati nel ricercare la “verità”; cancellieri ora gelosi del loro potere, ora cordiali e disponibili, se non addirittura indispensabili; ma soprattutto le parti, le loro alterne vicende, le loro fortune o sfortune, le loro aspirazioni, le loro illusioni, parti al cui servizio dovrebbe in definitiva essere posta la giurisdizione e che, invece, spesso finiscono col passare in secondo piano, nel tritacarne della giustizia, oscurate dai riti del processo.

Un efficace affresco della vita quotidiana di un qualsiasi tribunale italiano, descritto talvolta con una punta di ironia, talaltra con un pizzico di amarezza, ma sempre, comunque, sullo sfondo, con il senso di gratitudine per la crescita personale, umana e professionale che il tribunale ha consentito all’autrice, facendola dapprima entrare e poi lavorare nel complicato mondo della Giustizia e, soprattutto, facendole comprendere il distacco inevitabile tra l’ideale e il reale.

(Michela Marchi)

Pagine: XVIII - 222
Dimensione: 15 x 21 cm
Edizione: 2022
Codice ISBN: 8828839171

Indice

  1. Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana…come sono diventata CTU (scarica il pdf)
  2. L’ammonimento del cancelliere sacerdote
  3. Il CTU, la Pizia e il tempio di Delfi: la chiarezza non alberga in tribunale
  4. Proteo, il dio dalle molte forme
  5. E venne il giorno; la mia prima nomina a CTU
  6. Il tribunale è palestra di vita: conferimento incarico e giuramento
  7. Le operazioni peritali…il mio inizio
  8. Diventare esperto, ovvero…trovare un mecenate in tribunale
  9. Il denaro, sterco del demonio
  10. Elmetto e moschetto, ovvero…il CTU in sopralluogo
  11. Le fantaperizie, quando 2 + 2 fa…fate voi!
  12. La conciliazione, ovvero…il setting psicanalitico
  13. La vita è imprevedibile…io e la mia malattia
  14. Il CTU (cioè io) e il mio rapporto con gli avvocati
  15. Storia di un tentativo di conciliazione fallito
  16. La storia di Tiara. Dietro ogni fascicolo c’è un essere umano
  17. Il CTP chi è? In questa procedura un personaggio ardito.
  18. Un ATP da non dimenticare: il tecnico superspecializzato e…il cane Rambo
  19. Il sedicente avvocato
  20. “Il giudice è ignorante e pigro” disse l’anziano avvocato
  21. Storia di un avvocato
  22. Paolo e il suo chalet. Giustizia e misericordia
  23. Duty of candor, ovvero…la condotta morale specchiata
  24. Il CTU, i condomini e l’amministratore
  25. Summum ius, summa iniuria: la storia di Anna
  26. La dignità del professionista, ovvero…l’equo compenso
  27. Il CTU e il bosco
  28. Il CTU e le api
  29. Il Conte Emidio De Nobilis, Cavaliere del Sovrano Ordine di Malta
  30. Il Tribunale e i convegni.

Prefazione (prof. avv. Giorgio Costantino)

Il Diario di un ctu non è un testo giuridico.

È il racconto di molteplici esperienze di una consulente tecnica d’ufficio, che, nel titolo, rinuncia al suo genere, ma, nella esposizione, manifesta integra la sua sensibilità femminile ed offre al lettore un affascinante quadro del processo.

Nel sistema italiano, il consulente tecnico non è un testimone esperto, un «expertise witness». È un ausiliare del giudice. Assiste quest’ultimo «per il compimento di singoli atti». Può essere convocato in camera di consiglio al momento della decisione.

Ciò significa che vive il processo dal suo interno. Non partecipa ad esso né come parte, né come testimone. Non si limita a stare sul palcoscenico, ma vive la vicenda processuale anche dietro le quinte.

Può contribuire all’accertamento dei fatti mediante l’ispezione ed altri strumenti analoghi. Il contributo prevalente del consulente tecnico, tuttavia, consiste nella valutazione dei fatti, in base a conoscenze estranee al sapere giuridico.

Non solo non è ammessa, ma può essere fonte di responsabilità disciplinare, l’ammissione di una consulenza tecnica su profili giuridici.
In base alla disciplina vigente, nessun giudice può chiedere a Porzia, travestita da uomo, se la clausola penale imposta dall’usuraio Shylock al mercante Antonio sia valida ed efficace.

Ma il giudice è peritus peritorum. Sebbene possa chiedere, prescindendo dalle preclusioni istruttorie, l’aiuto di un esperto per l’accertamento e la valutazione di fatti estranei al sapere giuridico, ha comunque l’ultima parola.

Può fare proprie e riprodurre le valutazioni del consulente, ma può motivatamente disattenderle. Queste contraddizioni sono messe bene in evidenza nei racconti dell’autrice, che come Porzia nel Mercante di Venezia, si traveste da uomo, nel titolo del libro.

Emerge la difficoltà di chi giurista non è a comprendere le questioni di tecnica processuale ed a giustificare le soluzioni accolte nella pratica applicazione.

Per chi professionalmente si occupa della liturgia del processo, la lettura del libro di Michela Marchi non solo è una piacevole occasione, ma costituisce uno stimolo a verificare la logica e l’utilità della struttura processuale.

Prefazione (Prof. Avv. Giorgio Costantino)

Introduzione (dott. Raffaele Rossi - Consigliere Suprema Corte di Cassazione)

Il processo è comunemente definito un rito.

Del rito ha tutti i caratteri: templi, sacerdoti, apostoli, gesti, simboli, lessico, modi e tempi di celebrazione, regole.

E come ogni rito che sia esperienza collettiva, le azioni e i comportamenti dei protagonisti del processo, conformi a precetti codificati o a pratiche tramandate, assumono un significato peculiare e specifico, effettivamente e completamente percepibile soltanto dagli appartenenti a quella ristretta comunità.

Un microcosmo, insomma, fieramente geloso del suo modo di essere, tendenzialmente refrattario al cambiamento, orgogliosamente consapevole della sua funzione (sino a rasentare l’autoreferenzialità), ma per ontologica natura collegato al mondo esterno.

A differenza della monade leibniziana, il processo ha infatti porte e finestre aperte alle istanze ed alle esigenze della società: nelle sue molteplici espressioni e forme, esso è il luogo di risoluzione dei conflitti sorti inter cives, di valutazione della legittimità dell’operato della pubblica amministrazione, di affermazione dell’auctoritas e della volontà sanzionatoria dello Stato nei confronti dei soggetti che violano le regole di condotta poste a presidio degli interessi collettivi.

Al giudice si chiede di tutto: affidare i figli in caso di separazione di coniugi, regolare i rapporti tra condomini, riscontrare la falsità di un testamento, verificare l’osservanza delle distanze tra fabbricati, individuare le cause di infiltrazioni d’acqua o ricostruire la dinamica di un incidente stradale, appurare la contraffazione di un’opera dell’ingegno, accertare la corretta esecuzione di un intervento di chirurgia estetica, la regolare tenuta di un bilancio, la costruzione o la manutenzione senza vizi di un edificio o di un impianto, porre in vendita i beni di un debitore per soddisfare i relativi creditori.

continua nel pdf ...

Introduzione (Dott. Raffaele Rossi)

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