Da qualche tempo il Property Value è entrato con sempre maggiore frequenza nel dibattito sulla valutazione degli immobili a garanzia delle esposizioni creditizie. E, come spesso accade quando un concetto relativamente nuovo entra nella pratica professionale, stanno emergendo interpretazioni e metodologie anche molto diverse tra loro. Ne è prova il panel a cui ho partecipato durante il Convegno di E-Valuations a Mantova del 19 settembre ultimo scorso.
Quando ho scritto il mio libro dedicato al Residential Property Value ho dovuto affrontare una serie di scelte: quali dati utilizzare, quale orizzonte temporale considerare, come trattare l'andamento futuro del mercato, quale ruolo attribuire alla sostenibilità e ai rischi fisici e, soprattutto, come trasformare principi normativi in un procedimento concretamente applicabile. Da quel lavoro è nato successivamente anche un applicativo che consente di eseguire i calcoli secondo quella metodologia.
Ma credo che oggi sia ancora più interessante discutere il perché di quelle scelte. Per questo inizierò a pubblicare qui una serie di brevi approfondimenti dedicati al Property Value.
Chiarisco subito che non saranno una riproposizione del libro, ma vorrei piuttosto affrontare, uno alla volta, alcuni dei problemi che si incontrano quando si cerca di passare dalla definizione normativa a un procedimento valutativo effettivamente utilizzabile: dati, modelli previsionali, orizzonte temporale, sostenibilità, rischi climatici e naturali, stabilità del valore e molto altro.
E vorrei farlo lasciando spazio anche al confronto, perché su alcuni di questi temi credo che nel mondo della valutazione immobiliare ci sia ancora parecchio da discutere.
Inizio subito con il primo contributo intitolato "Property Value: le serie storiche non servono a nulla?". Ringrazio anticipatamente chi vorrà esprimere il proprio pensiero su questo tema, anche se in disaccordo con le mie argomentazioni.
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